Marta Pagnini
Non mi ritengo un’atleta “classica”. Ho sempre avuto maggiore facilità nell’apprendimento culturale rispetto a quello pratico e sportivo. Sembra assurdo detto da una medaglia olimpica, ma è cosi!
Non è stato semplice, soprattutto gestire la scuola. Ho avuto, a tratti, anche sfortuna perché sono entrata in contatto con realtà molto ostili alla mia condizione di atleta.
Continuo a sperare e lottare perché nel nostro paese gli atleti siano messi in condizioni migliori per essere ottimi sportivi e, perché no, anche ottimi studenti.
Mi è sempre piaciuto studiare e conoscere, per questo ho iniziato a pensare da subito al mio percorso dopo l’attività agonistica e, ancora atleta, mi sono iscritta all’Università.
Volevo coltivare la mia passione per le lingue e le culture straniere, difatti ho intrapreso il corso di Relazioni Internazionali. Sapevo che sarebbe stata dura studiare materie impegnative come la geopolitica o il diritto internazionale da sola, senza la possibilità di seguire le lezioni a causa degli allenamenti si circa 8/9 ore al giorno.
Ma sono abituata ad affrontare sfide e difficoltà e poi… sono curiosa! Sono una persona estremamente stimolata dal conoscere. Il mio percorso sportivo mi ha portata a dovermi relazionare con culture diverse sin da piccola, ho sviluppato conoscenze importanti tramite l’esperienza diretta e questo non ha davvero prezzo!
Tutte le esperienze personali e umane che ho fatto nel mio percorso da atleta mi hanno segnata profondamente e vanno ben oltre le medaglie.
Io credo che formarsi culturalmente per un atleta è fondamentale: per me lo è stato. Non solo per un fatto di cultura ma anche e soprattutto per la salute mentale di una persona che si allena tanto e che spesso si ritrova completamente assorbito dalla propria disciplina sportiva, entrando in uno stato di dedizione a senso unico che non gli permette di dare il massimo neanche in quella stessa cosa. Intendo dire che, qualsiasi sia il tuo impegno principale, tutto ciò che impari e che ti arricchisce culturalmente va a beneficio di quell’obiettivo, anche se può sembrare apparentemente scollegato!

In tutto ciò sono stata fortunata perché i miei genitori mi sono stati sempre vicino: dalla carriera sportiva a quella scolastica e poi professionale, senza mai condizionarmi o spingermi in una certa direzione.
Sono stata io a decidere quale percorso intraprendere, seguendo le mie passioni e attitudini. Certo, senza il supporto e la fiducia della famiglia non sarei mai riuscita a raggiungere i miei sogni, e ne ho ancora molti da esaudire!
